mercoledì 3 aprile 2019

21 MAGGIO - CANI NERI DI IAN MC EWAN PRESSO INTERNO 1










Sono semplici cani randagi, inselvatichiti e resi aggressivi dalla fame, o forse affetti da rabbia, oppure creature metafisiche, vive allegorie del Male, i due grossi molossi neri da cui June viene aggredita, mentre percorre un sentiero isolato lungo le Gole della Vis, nel sud della Francia, in un torrido primo pomeriggio dell’agosto del 1946?
Attorno a questa domanda, naturalmente destinata a restare senza risposta, si giocano le esistenze di June e Bernard, i protagonisti di Cani neri, di Ian McEwan; due vite destinate a correre appaiate, pur se divise, e il cui racconto viene restituito, a ritroso, dalla voce narrante del genero della coppia, Jeremy, che già dalla prima pagina rivela al lettore la sua condizione di orfano in cerca di una famiglia di riferimento, che troverà in gioventù, di passaggio, in quelle dei suoi compagni di scuola e poi, definitivamente, nei genitori della moglie, June e Bernard appunto.
Figure monolitiche almeno quanto quelle dei due enormi cani neri – annunciati già dalle prime pagine, ma narrati compiutamente solo alla fine del romanzo, quando il lettore è pronto a comprenderne tutto il portato – June e Bernard si sono conosciuti e scelti da giovanissimi, hanno condiviso gli ideali della Resistenza e del marxismo, con lo stesso entusiasmo con cui hanno condiviso l’esaltante scoperta dei loro corpi, e i sogni più privati, come quello di un figlio o di una casa, ma poi si sono separati, a causa dell’intransigenza di entrambi, senza mai smettere di costituire, l’uno per l’altra, l’unico amore possibile, l’eterno punto di riferimento, nel bene e nel male, per quarant’anni.
Per June il punto di svolta coincide proprio con l’incontro con quei due cani di proporzioni innaturali, apparsi nel nulla come mostri mitologici, come allegorie a beneficio di June stessa, come materializzazione di tutte le paure senza nome che da tempo la attanagliavano. La loro presenza di per sé terrificante, l’aggressione e la sua resistenza segnano il momento della sua scoperta di se stessa, prima che del divino. Da quel momento, niente per lei è come prima e Bernard, che invece è rimasto fedele alle sue idee, incapace di seguirla non può che lasciarsi abbandonare, o abbandonarla.
McEwan, attraverso il suo narratore, Jeremy, non fa che contrapporre le due visioni, quella di June, mistica e critica verso tutti i sistemi, tesa alla ricerca di uno ‘scopo finale’ dell’esistenza di cui si mostra pronta a cogliere i segnali, e quella di Bernard, materialista, razionale e scientifica, sufficientemente fedele all’idea da non riuscire a venir meno alla militanza, anche dopo il fallimento del comunismo applicato.
Il punto di vista di Jeremy oscilla tra queste due opposte visioni della vita, sempre con la sensazione che una soltanto non sia sufficiente a spiegare tutto, che a entrambe manchi qualcosa, incapace di fare una scelta e allo stesso tempo consapevole che accoglierle entrambe equivarrebbe a non credere a nulla, allo scetticismo più totale, all’ignavia.
Una conciliazione non sembra praticabile, e McEwan fortunatamente sfugge alla trappola di permettere che l’Amore faccia la magia: l’amore non basta, e la storia di June e Bernard ne è la prova, dal momento che è evidente che i due non hanno mai cessato di amarsi, eppure non vi è riconciliazione possibile, nemmeno dopo la morte di June.
Dal confronto tra le due versioni della loro storia, attraverso l’intermediazione di Jeremy, risulta chiaro che entrambi barano, che è necessaria una buona dose di contraffazione della verità anche solo per restare fedeli a se stessi. June è accusata da Bernard di falsificare la sua verità privata, di alterare la vita per costruire leggende, di stravolgere i fatti per trovare conferma delle proprie convinzioni, mentre June accusa Bernard di contraffare la Storia, di mistificare la realtà per non ammettere il proprio errore, per non aprire gli occhi sul presente e poter vivere sempre nel tempo dell’ideologia, il futuro irraggiungibile del Progresso.
L’unica verità incontestabile è forse il dolore che entrambi provano per il fallimento del loro amore, per non essere riusciti a parlarsi, a stare insieme malgrado il sentimento sostanzialmente intatto, la loro inspiegabile solitudine vissuta l’uno nell’ossessione dell’altro.
“Non abbiamo saputo mettere da parte l’amore, ma nemmeno piegarci al suo potere” confida June, in punto di morte, a Jeremy che cerca di scrivere la sua biografia.
Allo stesso tempo, la storia privata di June e Bernard si muove come un contrappunto alla Storia.
I due si sono sposati alla fine della seconda guerra mondiale, hanno vissuto gli orrori del nazismo, la fede nel comunismo e la sua caduta. Quarant’anni dopo, nel 1989, Bernard conduce Jeremy a Berlino, per partecipare all’esplosione di ingenuo entusiasmo e collettiva ubriacatura che accompagna la demolizione del Muro e già cova i semi di una nuova ondata di violenza.
Il fallimento della Storia si intreccia con il fallimento della loro storia, i ‘cani neri’ (che il sindaco del paese dove si sono materializzati in quell’estate del 1946 ha affermato essere quelli portati durante la guerra dai nazisti, e usati per torturare i prigionieri), corrono ancora liberi, pronti a materializzarsi in altri luoghi, lasciando una scia rossa di sangue sulle pietre bianche, come nel sogno ricorrente di June.
A Berlino, Bernard incontra i suoi, un gruppo di naziskin che lo aggredisce per aver tentato di difendere uno strambo nostalgico con una bandiera rossa, ma viene salvato da una ragazza – una sconosciuta incrociata poco prima e notata da Bernard stesso per una certa somiglianza con June, morta due anni prima – che interviene come un angelo vendicatore, scacciando i ragazzi. Ma, a differenza di quanto aveva fatto June, Bernard non è intenzionato a trovare un significato simbolico in questo avvenimento, nonostante poche ore prima fosse stato proprio lui a raccontare a Jeremy di aver atteso ‘un segno’ da June, nei primi mesi dopo la sua morte, e di aver continuato, poi, a guardare le ragazze, cercando in loro una somiglianza con quella che aveva sposato.
Ma, quando la stessa ragazza che lui aveva notato nella folla lo salva da un gruppo di teppistelli intenzionati a dargli una lezione, Bernard, coerente fino in fondo, si limita a liquidare il fatto come una mera coincidenza.
È forse proprio con questa scelta che l’autore sembra far pendere la bilancia in favore della visione di June.
La caparbia negazione di Bernard appare eccessiva, così come sarebbe risultata incoerente e improbabile una sua resa: è nella costruzione stessa dell’episodio – la ragazza notata in quanto somigliante a June, la confidenza di Bernard, l’attesa di un segno, l’aggressione e quindi il salvataggio a opera proprio di quella ragazza, intravista e poi persa nella folla – che l’autore inserisce il dubbio, mettendo in dubbio anche l’ateismo del lettore.
Chi non sarebbe pronto, in quelle circostanze, a vedervi un segno? Altri episodi sembrano rafforzare la posizione di June: Jeremy, tornato al buio nella casa in cui lei ha vissuto – una fattoria acquistata proprio poco dopo l’episodio dei cani neri, a poca distanza dalle Gole – avverte la sua presenza tanto da esserne inquietato e cercare un fiammifero invece di riattivare l’interruttore generale alla cieca, risparmiandosi così uno scontro con uno scorpione, una giovane June, accortasi da poco di essere incinta teme che l’uccisione di una bellissima libellula possa causare una punzione al suo bambino, e la piccola Jenny nasce in effetti con un sesto dito; questo mentre la fede di Bernard nel progresso e nella scienza sembrano essere messe a dura prova dagli avvenimenti.
Il momento del ritorno a Berlino, la passeggiata di Bernard e Jeremy tra la folla festante, lungo le barricate, sulla piattaforma di legno di Potsdamer Platz, è avvolta da un senso di amarezza e di inquietudine, è chiaro che la caduta del Muro non sancisce la fine di uno stato di belligeranza, ma è destinato a riaprire vecchie ferite e riaccendere vecchi e nuovi conflitti, rimasti sopiti sotto la cappa pesante della guerra fredda, come la sanguinosa guerra jugoslava rivelerà di lì a poco.
Eppure, Bernard è ancora pronto, nonostante l’età e la disillusione, a intervenire in prima persona contro l’ingiustizia, a rischiare la pelle per salvarla a uno sconosciuto, esattamente come fa l’alter ego di June, la ragazza di Berlino.
Sperando di sfuggire a una metafora troppo semplice, se Bernard e June rappresentano un passato di idee forti e di lotta e la ragazza di Berlino potrebbe rappresentare il futuro, o la speranza per il futuro, Jeremy, nella sua veste di testimone ‘orfano’ di una guida e troppo incerto nei suoi passi sembra il ritratto più verosimile del presente.
“Non so dire se la nostra civiltà che ormai si affaccia alla fine di questo millennio soffra più per una mancanza o per un eccesso di fede, se siano stati individui come Bernard e June a ridurci così, o non piuttosto tipi come me”.

lunedì 18 febbraio 2019

2 APRILE - LE BRACI DI SANDOR MARAI




Dopo quarantun anni due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava, per loro. Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare. Tutto converge verso un «duello senza spade» – e ben più crudele. Tra loro, nell’ombra, il fantasma di una donna. E il lettore sente la tensione salire, riga dopo riga, fino all’insostenibile.

«...un libro straordinario per grandezza d'ispirazione e intensità di stile, da mettere accanto ai pochi libri bellissimi della sua epoca»

giovedì 27 dicembre 2018

12 FEBBRAIO - META' DI UN SOLE GIALLO

PRESSO SARTUPENSACITU.IT

Un romanzo dal respiro epico che si legge tutto di un fiato e si lascia malvolentieri: Metà di un sole giallo è ricostruzione dolorosa della memoria di un popolo, analisi lucida dei mali della Nigeria all’indomani dell’indipendenza, racconto corale attraverso il quale guardare al continente africano secondo molteplici e complesse prospettive.
Le voci sono quelle di Ugwu, adolescente impiegato come domestico a casa di Odenigbo, un ricercatore di matematica noto nella città universitaria di Nsukka per le sue idee rivoluzionarie; Olanna, bella e sensuale, figlia di un uomo d’affari nouveau riche, che ha studiato a Londra e abbandona la vita mondana per diventare la compagna di Odenigbo; Richard, un timido inglese giunto in Nigeria alla ricerca dell’autenticità africana, il cui destino incrocia quello di Kainene, abile donna d’affari dall’intelletto tagliente  e sorella gemella di Olanna.
I caratteri dei personaggi si sviluppano nel periodo di pace successivo all’indipendenza della Nigeria (1960); nel salotto di Odenigbo si incontrano gli intellettuali di Nsukka per discutere di politica tra musica, buon cibo e cocktails; i dibattiti tra Odenigbo e Miss Adebayo lasciano intravedere le tracce di quei conflitti etnici che esploderanno poco più tardi, ma nei confronti dei quali il gruppo di docenti e scrittori si mostra sostanzialmente cieco, preso da altre vicende quali i diritti civili dei neri in America o l’intervento di De Gaulle in Algeria. Ma la storia incalza e attraverso le voci dei personaggi l’autrice racconta gli eventi che inducono gli Igbo delle province sudorientali alla creazione dello Stato del Biafra: il colpo di stato del 1966 condotto dagli stessi Igbo e le persecuzioni di cui sono vittima nei mesi immediatamente precedenti la secessione.
Così, mentre la comunità internazionale rifiuta di riconoscere il Biafra, il cui emblema è un sole nascente – metà di un sole giallo, appunto –  la Nigeria si muove alla riconquista di quei territori tanto preziosi per i giacimenti petroliferi, sostenuta da Gran Bretagna, Russia ed Egitto. Il destino della neonata repubblica è spacciato, ma i biafrani credono in una rapida vittoria grazie alla persuasiva propaganda di regime che, con l’aggravarsi della situazione, non esita a occultare informazioni, mentre chiunque palesi le proprie perplessità e osi guardare oltre gli slogan viene condannato come sabotatore.
La vita dei protagonisti è così attraversata e sconvolta dalla guerra; Olanna perde tutto, abbandona una casa in cui regnava l’abbondanza per una stanza squallida in un sovraffollato condominio e si ritrova in coda per ricevere il cibo degli aiuti umanitari, mentre Odenigbo, il rivoluzionario, discende nell’inferno della depressione e dell’alcol e Ugwu viene sottoposto a un reclutamento forzato durante il quale si rende colpevole di un’atrocità che lo segnerà per sempre.
Sono pagine dure quelle dedicate ai campi profughi e alla gestione degli aiuti umanitari: corruzione, umana meschinità e bassezze di vario genere portano al disgregarsi delle relazioni umane e dei vincoli di solidarietà, mentre le bombe cadono senza pietà e i bambini muoiono sotto i colpi della fame.
Ma questo romanzo racconta anche l’evoluzione interiore dei personaggi: così, la cinica e sarcastica Kainene, finirà col dedicare le sue doti di abile e scaltra donna d’affari alla gestione di un campo profughi, dopo aver guardato in faccia quanto orribile possa essere la morte durante la guerra. Il suo compagno Richard riesce a immergersi sempre di più nella complessità umana, politica e sociale della Nigeria, fino a definirsi biafrano, anche se sarà sempre guardato con diffidenza perché “bianco” e trattato da estraneo. Sogna di scrivere un libro, Richard, e lo trasforma più volte: dall’archeologia alle moderne colpe degli occidentali in Africa.
Così come Olanna trasforma l’amore incondizionato e acritico per il proprio uomo in un sentimento più consapevole e riuscirà a trovare una forza inaspettata, che le permetterà di resistere all’abbrutimento fisico e morale che sempre la guerra porta con sé.
E infine la scrittura: mentre Richard vi rinuncia, per Ugwu sarà l’appiglio che gli consentirà di mantenere salda la propria umanità e riscattarla, ricostruire la memoria personale e collettiva, mettere a posto i pezzi, gridare “Il mondo taceva, mentre noi morivamo”.

lunedì 26 novembre 2018

INCONTRO CON FABIO CREMONESI - VINCOLI DI HARUF - 15 gennaio 2019

presso la passeggiata Libro caffè



Torna in libreria Kent Haruf, il caso editoriale degli ultimi anni. Con Vincoli si torna a Holt, anzi si va alle origini di Holt, a cavallo tra Ottocento e Novecento nel primo romanzo che ha imposto Haruf all’attenzione del pubblico americano. Un viaggio nella storia di una famiglia delle pianure americane, narrata dalla voce della loro vicina, Sanders Roscoe. Un romanzo corale e travolgente, intenso e poetico, con cui Haruf inizia il suo viaggio nell’America rurale, teatro delle sofferenze e metafora della tenacia dello spirito umano, anticipando tutti gli elementi che rendono unica la sua poetica.

lunedì 5 novembre 2018

11 DICEMBRE - UNA DONNA IN BILICO DI LUCIA EXTEBARRIA





Una donna che racconta se stessa, in prima persona e senza nessuna concessione all'ipocrisia: e ci narra di un passato torbido, di una scrittrice che affronta i temi della tossicodipendenza per poi finire a sua volta preda di un'esistenza tumultuosa, dominata dall'alcool e dalle droghe. Ma c'è un momento di svolta, ed è un viaggio di lavoro negli Stati Uniti: qui la donna scrittrice allo sbando conosce finalmente un uomo di cui si innamora e da cui si accorge, una volta tornata in Spagna, sua terra di origine, di aspettare un figlio. È la sorpresa che decreta la fine di un certo tipo di vita: adesso la protagonista si trova in bilico tra un passato in cui deve mettere ordine e un futuro nuovo, che la attende inesorabile.

giovedì 13 settembre 2018

quinto compleanno - 25 settembre - UN GIORNO DI DAVID NICHOLLS

ormai siamo al ventottesimo incontro👸


OSPITI SPECIALI: IRENE SCHIAVETTA E FIORENZA GIORGI

Edimburgo, 1988. È l'ultimo giorno di università, e per Emma e Dexter sta finendo un'epoca. Si sono appena laureati e il giorno successivo partiranno per iniziare la loro nuova vita. Dopo una serata di festeggiamenti e grandi bevute sono finiti nello stesso letto. Quel giorno, il 15 luglio 1988, Dexter ed Emma si amano e si dicono addio per la prima volta, decidendo di rimanere solo amici. Emma andrà a Londra dove farà la cameriera in un pessimo ristorante messicano in cui incontrerà Ian, uomo con cui intreccerà una relazione e andrà a convivere, e, successivamente, riuscirà a ottenere un impiego come insegnante di Lettere. Nel frattempo Dexter entra nel mondo dello spettacolo presentando un programma televisivo di dubbio gusto. È diventato dipendente dalle droghe, dal sesso facile e dalle personalità di bassa categoria che popolano il suo mondo solo apparentemente perfetto. Ma ogni 15 luglio è un momento speciale per entrambi: dove sarà Emma, cosa farà Dexter? Per venti anni, in quel giorno, si terranno in contatto. Nel corso di venti anni, ogni anno, per un giorno, saranno di nuovo assieme e si racconteranno tutto, senza poter mai dire di essere innamorati l'uno dell'altra.

martedì 17 luglio 2018

30 ottobre - la porta di MAGDA SZABO


Siamo nella Budapest della metà del XX secolo e la Storia ungherese con le sue tragedie filtra sullo sfondo.
La voce narrante del romanzo è quella di Magda, una scrittrice che, dopo un periodo di “congelamento” professionale,  sta tornando ad essere pubblicata ed apprezzata.
L’incontro con Emerenc, una donna dalla vita misteriosa e dalla personalità ruvida che accetterà di fare la governante per Magda e suo marito, avrà un impatto inaspettato nella sua esistenza.
Le due donne sono molto diverse ma nonostante i continui scontri, dovuti alla difficoltà di capirsi realmente, fra loro nascerà un rapporto profondo.
E’ impossibile resistere ad Emerenc. Donna dalle convinzioni granitiche, fiera, instancabile, tradizionalista, anarchica, anticlericale, con capacità quasi magiche di “addestrare” animali, Emerenc nasconde caparbiamente la complessità della sua storia.
La porta della sua casa è inaccessibile a tutti, così come la sua essenza. Concede solo piccoli pezzi di se ai pochi ammessi alla sua “corte” donandone ad ognuno un frammento diverso, così da impedire la ricostruzione del puzzle.
Magda, grazie al legame che nel corso di vent’anni diventerà sempre più viscerale, sarà in grado di superare questo scudo, scoprendo aspetti profondamente toccanti che la costringeranno ad uno spietato esame di coscienza.
E quando si troverà a dover fare una scelta difficile, con la sua decisione innescherà conseguenze inaspettate che segneranno la sua anima.
Questo romanzo è stato pubblicato nel 1987 ma è giunto a noi con quasi due decenni di ritardo a causa del complesso periodo storico-politico ungherese.
Abbiamo rischiato di perderci una perla, un libro dalla prosa raffinata e molto coinvolgente. La storia narrata è, per ammissione della stessa autrice, almeno in parte, autobiografica. E’ un’opera importante.
Per noi lettori, perché i suoi personaggi e le loro vicende hanno la capacità di restarci dentro e di farci riflettere sull’importanza della comprensione e del rispetto.
Per la scrittrice, perché a settant’anni, grazie ad essa, ha affrontato un periodo particolare della sua vita e reso un omaggio ricco di umanità, sincero e vitale ad una figura veramente mitologica.